Testi critici

 

 

“So wonderful to get your art work, Adele. I love the idea behind your world and the mini paintings look amazing.”

Helen Pankhurst, nipote di Emmeline Pankhurst, leader delle Suffragette

 

 

Complimenti per la sua arte che trovo evocativa e di immediata cattura, pur nella ricerca filologica, storica e antropologica di grande rilievo. Rallegramenti.

Donato Antonio Loscalzo,

professore di lingua e letteratura greca presso Università degli studi di Perugia

 

 

Nelle tue opere c’è una carica erotica derivante NON dalla “sessualità” ma dalla “sensualità”.

E’ un respiro interrotto che dall’anima (dal di dentro del corpo) esce dai pori della pelle per renderla preziosa, vellutata e sensuale.

Non attraverso gli occhi, ne mediante le labbra riveli la tua espressione di donna che ama la vita, ma attraverso il “contatto” leggero con la pelle.

La diversità tra il materialismo del corpo e la sensualità, è insita nella dolcezza spirituale di una donna. Quella che sa donare il proprio amore nella consapevolezza di una sensibilità disposta al cedimento ma attenta a difendersi dalle volgarità di tanti.

SEI TU la musa ispiratrice.

Io sono solo il possessore delle dita, utilizzate dagli angeli della bellezza interiore, per rivelare agli altri il tuo amore per le bellezze della natura e delle sue creature.

 

Mario  Lanzione,  pittore

 

 

 

Adele Lo Feudo, the soul of Art deserves and saves Mankind
di Riccardo Proietti

Adele Lo Feudo (ALF) was born in Cosenza in 1967 but Perugia is the city where her artistic training was completed. Enchanted by her works, we are focusing on the cathartic and redeeming value of Art and hence on a conversation which turns into an interview.
Her first personal show was Wings for flying in 2010 followed by Fucsia in 2011, Motus Terrae in 2014 and many others. She organized events such A Pink Petal …not to forget, involving 65 artists in an anti-violence program on women, with a donation to a foundation with the works exhibited in Perugia and Cosenza.
In 2015 I realized a project titled Messi a nudo. I have asked various artists and common people to assume with a part of their body (exactly from the nose to the navel, using also the use of hands and arms) a pose that represented their personal concept of Art. Through an introspective inquiry of the same models where each of them represented a side of my own behaviour; the project began and ended with Adele painted twice as two opposing forces seeking an eternal balance.
Art as social awareness
The artist from Cosenza deals with the fundamental issues of her time – especially violence against women – deep reflections on the eternal conflict between life and death, (eros and thanatos), inspired by a dreamscape of life and work and invariably dedicated to her audience, with whom she wants to share her art.
I always thought that a painting was not only identified with aesthetics, but above all with content. Each work must include a message with social implications to be transmitted, poetry and emotion. Those who want to achieve goals must nevertheless suffer, and this side of life is so real in the most of my works; they often speak of fragility, pain , abuses, and surely, also about dreams and hopes.
Maccaturi
Cosenza is the hometown of Adele, very close to her roots. Starting from the photos of Gianni Termine, a calabrese Photographer, the paintress has created unique and original Maccaturi, painted on raw silk purchased by the cooperative Nido di Seta in San Floro (Catanzaro). The project involved 107 artists with the donation of 135 works.

The artist finely stretched the silk in a round frame, inside which she painted the images photographed by Termine. Inside each frame one can find the soul of an artist proud of her roots: seven artworks dedicated to Cosenza, and seven to Calabria.
Time after time, my artistic production has grown, becoming deeper and complex. Contradictions or rather contrasts are present in every person and I could not ignore it in painting. I continue to explore in the conviction that it will be a success as long as I can always be Adele. Art is nourishment and care for the soul…
Materials, techniques and performances
I usually paint with the acrylics, which I have been using since I had an allergic reaction to oil based colors. But this is not a strict criterion … how often the choice of using a given color, material or support, depends it depending on the project I want to accomplish. Everything changes based on the purpose I want to reach. I use everything: gauzes, feathers, nails, guitar strings, patches. ..
But if her works are original, her performances have a surreal and conceptual aftertaste …
Apparently, my performances were born randomly: in 2013, when I was involved in a project titled UbiCazioni and the organizers chose me because they were impressed with the set up of about how I had set up my unusual show at Cetona (Reflections). So in 2010 in New York I was fortunate to attend the performance of Marina Abramovic entitled Artist is present
I derive my take inspiration from my own life. Each of us has a wonderful and unique treasure, made of memories and something to draw. In my works and performances the conceptual is present. I love to combine different elements like painting, poetry, photography, music. I use everything I find useful to give value and strength to what my heart and mind feel to express.

Riccardo Proietti, blogger

 

 

 

Per giungere fino a te
di Marco Botti

Sette anni di intensa ricerca artistica condensati in una grande mostra retrospettiva.
Negli spazi ricavati dalla ex chiesa di Santa Maria della Misericordia, nel cuore di Perugia, Adele Lo Feudo presenta “Per giungere fino a te”, il suo nuovo progetto espositivo che guarda a ciò che è stato, ma con il cuore e la mente già proiettati al futuro.

Il sette non è un numero casuale. Considerato fin dall’antichità e nelle principali religioni e filosofie uno dei simboli per eccellenza, esso rappresenta la conoscenza, la ricerca delle parti più recondite dell’esistenza, l’equilibrio perfetto. Il sette è anche il numero della creazione e della vita, l’espressione della mediazione tra umano e divino, tra terreno e spirituale.
Tutti questi elementi fanno da sempre parte dell’universo lofeudiano e il visitatore li potrà individuare nelle varie sezioni da cui è composta l’antologica.

L’artista e performer – cosentina di nascita e perugina d’adozione – muove dall’autoindagine per portare avanti una complessa esplorazione del mondo esterno e dell’uomo contemporaneo, ogni giorno alle prese con le contraddizioni, le debolezze, le instabilità che descrivono questa epoca.
“Per giungere fino a te” è dunque un vero e proprio compendio dei principali cicli che Lo Feudo ha portato avanti in questi anni. Eterogenei per la tematica ma allo stesso tempo legati da un fil rouge: il proprio vissuto.
Ecco quindi che possiamo ammirare le dualità vita/morte, luce/buio, sogno/realtà, presenza/assenza, osservare l’amore dell’autrice per la sua terra d’origine, la riconoscenza verso figure del passato che hanno segnato la sua crescita artistica e di vita, la sensibilità verso drammi tristemente attuali come la violenza sulle donne.

La cifra stilistica figurativa di Adele, l’uso peculiare del colore, in particolare del fucsia, la forza monumentale delle figure consentono all’osservatore di empatizzare subito con il suo mondo pittorico, in cui neorealismo e post pop sconfinano con originalità nell’iperrealismo, nel surrealismo e nel concettuale.
Nell’arte dell’eclettica pittrice coesistono un percorso solido alle spalle e un talento finalmente libero di esprimersi, ma soprattutto emerge il coraggio di una donna artista dei nostri tempi, che ha saputo superare gli ostacoli e abbattere le barriere che la vita le ha messo di fronte, che ha ottenuto la gioia passando per la sofferenza, che si pone degli obiettivi e lotta quotidianamente per raggiungerli.

Steve Jobs sosteneva che «siamo qui per lasciare una traccia nell’universo». Adele Lo Feudo quella traccia la sta lasciando, ogni anno sempre più evidente, ogni anno sempre più profonda… e non è difficile immaginare che il bello deve ancora da venire.

Marco Botti, giornalista culturale

 

 

 

 

Adele Lo Feudo: la narrazione dell’interiorità

Adele Lo Feudo, in arte ALF,   cosentina, da anni vive a Perugia  ma con le sue opere è sempre presente in terra natia.

I suoi ritratti, la cui caratteristica principale è la rappresentazione di corpi acefali (capo e viso sono tagliati fuori dalla forma della tela e dall’inquadratura), sono dipinti  spesso in monocromia, con la tecnica del chiaro-scuro ed illuminati da dettagli del suo colore preferito: il fucsia.

Dalle sue pennellate emerge la psiche dei soggetti, spesso amici e amiche, anche se Adele ama soprattutto rappresentare se stessa in tele dal gusto iperrealistico.

Artista dalla creatività assolutamente indipendente e libera da ogni vincolo convenzionale, realizza opere in cui la realtà irrompe impetuosamente nelle sue tele con temi drammatici come, ad esempio, la violenza sulla donna.

Mediante la raffigurazione del proprio aspetto, l’invisibile e il visibile si uniscono. Tale percorso porta l’artista ad una profonda conoscenza di sè. Partendo da una foto, si sdoppia e recita due parti, modella e pittrice. Nei suoi ritratti e autoritratti, la fisionomia è accompagnata da oggetti o simboli che contribuiscono a definire la personalità e le attitudini dell’individuo, per descriverlo nella maniera più completa e minuziosa.

In tutte le sue personali, Adele Lo Feudo crea un filo conduttore tra le singole tele, così che una sua opera, isolata dal contesto in cui è nata, perde significato.

Suggestive e originali, le performance art ideate e scritte dall’artista, sono spesso rappresentate all’aperto o all’interno di gallerie d’arte o spazi espositivi, in occasioni di mostre ed eventi. Come nei dipinti, anche nelle performance il suo corpo è solo un pretesto per scoprire l’interiorità, resa manifesta con l’ausilio di stoffe colorate, fiori o altro.

L’arte di ALF, si nutre di temi la cui poetica risulta molto complessa, come morte e rinascita, dolore e speranza.

Alessandra Primicerio, critico d’arte

 

 

 

 

Adele Lo Feudo e la potenza evocativa del corpo umano

Intervista del 3 gennaio 2014

Rivista Stile Arte.it

 

Iniziamo con una breve scheda anagrafica. Nell’ambito dell’espressione artistica può immediatamente specificare il suo orientamento stilistico ed espressivo?

Sono una pittrice figurativo – concettuale.

Parto da un’immagine per stimolare l’osservatore a porsi delle domande, andando oltre.

 

Ci può raccontare imprinting visivi, immagini artisticamente ossessive, che hanno preceduto e assecondato la scelta di intraprendere la strada formativa per diventare artista?

Da piccola avevo un grande sogno: fare la pittrice.

Così dopo lo studio mi dedicavo a designare parti del corpo umano.

Inoltre, spesso andavo con mia madre a fare visita ad un’amica artista.

Ricordo ancora oggi che mi piaceva l’idea di uno spazio tutto personale, pieno di tele e colori, dove la fantasia e la creatività avevano libero sfogo.

 

La formazione vera e propria. Dove e su cosa ha particolarmente lavorato? Sono esistite, in quel periodo, infatuazioni espressive poi abbandonate? Come si sviluppa e si conclude – nel senso stretto dell’acquisizione dei mezzi espressivi – il periodo formativo?

Dopo il liceo classico mi sono laureata in legge.

La mia passione è però sempre stata la pittura e così ad un certo punto della mia vita, anche per via di alcuni importanti accadimenti, ho deciso di tornare sui miei passi.

Prima ho conseguito il titolo di interior designer lavorando in tale settore per sette anni e poi, siccome la pittura da passatempo era diventata una costante della mia vita, mi sono diplomata “maestro d’arte”.

In tal modo ho avuto una formazione nel settore che amavo e poco conoscevo e nel quale mi ero sempre mossa da autodidatta e sperimentatrice autonoma.

Ho molto lavorato sul corpo umano, in particolare viso e mani.

Ho raggiunto uno stile figurativo basato su di una scelta cromatica che, partendo dal bianco e nero per richiamare il tema del doppio (vita–morte; bene–male; luce–ombra), inserisce, di volta in volta,  altri colori, a seconda di ciò che voglio esprimere.

 

Nell’ambito dell’arte, della filosofia, della politica, del cinema o della letteratura chi e quali opere hanno successivamente inciso, in modo più intenso, sulla sua produzione? Perché?

Mi ha colpito particolarmente Frida Kahlo, come artista e come donna, soprattutto per il tema del doppio.

Sono affascinata dal figurativo, non tanto per la rappresentazione del corpo, quanto per quello che, attraverso lo stesso e le sue posizioni, io riesco a cogliere e dire.

L’anima è per me fondamentale (Le due Frida).

 

Gli esordi come e dove sono avvenuti? Ci può descrivere le opere di quei giorni e far capire quanto e come le stesse – anche per opposizione – abbiano inciso sull’attuale produzione?

Gli esordi sono avvenuti in una mostra ai tempi del liceo. Partecipavo con due tempere: Catullo e Lesbia e Paolo e Francesca sorpresi da Cianciotto.

La pittura era semplice ma i moti dell’anima già mi coinvolgevano molto.

Senza quelle mie opere non sarei arrivata ai dipinti di oggi con inquadrature molto diverse, atte a cogliere posizioni che evidenziano tensioni, dispiaceri, malinconie, sensualità.

Anche le pennellate dicono, se viste con attenzione, della caducità e fragilità della vita.

 

Quali sono stato gli elementi di svolta più importanti dall’esordio ad oggi. Possiamo suddividere e analizzare tecnicamente, espressivamente e stilisticamente ogni suo periodo?

Lo studio approfondito di vita ed opere di Frida Kahlo e di grandi architetti come Le Courbisier, Wright, Giò Ponti, Ghery mi hanno portato a concepire l’opera in modo diverso ed a non soffermarmi solo sulla resa pittorica.

Anche la frequentazione dell’Istituto d’arte ha inciso positivamente sulla mia abilità tecnica.

Prima dipingevo a tempera, poi sono passata all’olio.

Per un periodo ho applicato tale tecnica su supporti diversi dalle tele, utilizzando telai per il ricamo, bandiere, scatole di legno a forma di gabbia, giradischi o valigia.

Poi ê stata la volta di garze, corde di chitarra, chiodi, filo da pesca, piume, molle, fino a praticare anche dei tagli.

Per ragioni di salute sono passata all’acrilico.

Non mi piaceva ma in seguito mi sono resa conto che era la mia tecnica.

Richiedeva velature, velocità nella stesura ed idee chiare.

Oggi uso i colori acrilici come se fossero ad olio.

 

Ci sono persone, colleghi, collezionisti, galleristi o critici ai quali riconosce un ruolo fondamentale nella sua vita artistica? Perché?

Ho avuto come docenti i pittori  Ugo Levita e Marco Balucani e lo scultore Marco Mariucci.

I loro insegnamenti e le loro opere mi sono state molto utili.

Mi ê sempre piaciuta la pittura di Franco Venanti.

Un ruolo importante ê stato svolto anche da Emidio De Albentiis, curatore della mia prima personale. Mi ha fatto  capire come organizzare una mostra e mi ha dato altri validi suggerimenti.

Materiali e tecniche. Ci può descrivere, analiticamente, come nasce una sua opera del periodo attuale, analizzandone ogni fase realizzativa, dall’idea alla conclusione?

Uso l’acrilico su tessuti di vario genere, anche montati su telaio.

Il tutto parte da un’idea che spesso di notte scatta nella mia mente. Subito la schizzo su una delle mie agende, sotto forma di francobollo; in pratica piccoli ma completi dipinti. Un pó per omaggio a mio padre, collezionista di francobolli, che mi regalò, quando avevo dieci anni, la prima valigetta con colori ad olio, un pó perché, a differenza del passato, mi è sufficiente buttare giù velocemente l’idea senza ricorrere ad un disegno di maggiori proporzioni.

Poi realizzo degli scatti fotografici sul soggetto da rappresentare, manipolandone anche il colore. Infine dipingo.

 

Progetti nell’ambito espressivo e tecnico?

Ho da poco finito un ciclo di ventuno opere sul cimitero monumentale di Perugia e vorrei realizzare una personale dal titolo “Qui non si muore”.

Le opere dovrebbero essere disposte in modo tale da far comprendere il vero tema trattato: un inno alla vita ed ai valori perduti.

 

Maurizio Bernardelli Curuz, crtitico d’arte e giornalista

 

 

 

 

 

 

Sperimentazione e passione nella pittura di Adele Lo Feudo
di Emidio De Albentiis

Ci sono passioni che, pur potenzialmente presenti fin dal primo fiorire dell’autonomia personale di ognuno di noi, si fanno strada solo dopo percorsi se non tortuosi, perlomeno multidirezionali: è il caso dell’amore per la pittura (e, più in generale, per l’espressione artistica) di Adele Lo Feudo, cosentina di nascita ma ormai perugina di adozione. Il suo bagaglio culturale si è infatti nutrito, nel tempo, di elementi preziosi come la formazione classica durante il liceo, gli studi giuridici, prima, e di architettura d’interni, poi, durante gli anni universitari: in epoca più recente, quando la pittura stava diventando da semplice passatempo a profonda ed essenziale ragione di esistere, Adele ha coerentemente approfondito le tecniche artistiche conseguendo brillantemente il diploma di Maestro d’Arte. Ho voluto sottolineare questo articolato cammino non per semplice intento didascalico, ma per cogliere, fin dall’inizio, la dimensione complessa dell’ispirazione di Adele Lo Feudo, perfettamente rispecchiata dalla sua poetica d’artista e dal suo stile, che si richiamano entrambi, per più versi, ad una sorta di dimensione neo-pop venata di concettualismi a sfondo esistenziale, come si vedrà meglio più avanti. Né si deve sottacere un’evidente inclinazione della pittrice verso un marcato sperimentalismo che la porta spesso ad arricchire i dipinti con significativi ed espressivi inserti polimaterici, segno ulteriore – peraltro comune a tante esperienze di quest’ultimo secolo di arte – di quella volontà, tipica della Lo Feudo, di voler andare oltre i confini del linguaggio puramente pittorico.
Soffermandomi più volte a parlare con lei della sua visione estetica, ho avuto la fortuna, in un’occasione, di dare uno sguardo anche ai suoi taccuini d’appunti, in cui è possibile cogliere le tantissime idee che Adele elabora e sviluppa nella sua ricerca: solo una parte di questa produzione riesce poi a trovare effettivo spazio nella produzione pittorica, non tanto per lentezza esecutiva (cosa che, in sé, non sarebbe comunque un male), ma proprio per l’affastellarsi quasi caotico e magmatico con cui i progetti si rincorrono nella mente dell’artista. È il segno, questo, di un’urgenza emotiva che accompagna sempre i dipinti di Adele, che non sembrano conoscere pause nel loro voler trasmettere un’interiorità pervasa al tempo stesso da delicati trasalimenti e da tensioni destabilizzanti. Ma non si tratta solo di un’ispirazione neoromantica tutta centrata su se stessa, anche se questo tema occupa tanto il suo spirito: la Lo Feudo cerca anche, per quanto le è possibile come artista, una dialettica con l’Altro da Sé. Ho qui in mente, tra i dipinti del 2009, un’opera come On, dedicata ad Albert Einstein, o l’acrilico Nel silenzio della notte, in cui una porzione in sezione dell’Empire State Building di New York (che in qualche modo ricorda il celeberrimo lungometraggio Empire di Andy Warhol) dialoga con una scomposizione cromatica ispirata all’architettura del grattacielo e non priva di echi mondrianeschi.
È però opportuno tornare sui lavori per più aspetti autobiografici dell’artista, o perlomeno su alcuni di essi: uno dei temi centrali, sia sul piano formale che su quello più squisitamente poetico, è da individuare nella volontà di Adele di esprimersi mediante una sorta di caratteristica duplicazione, a volte di immediata e dichiarata leggibilità (come, ad esempio nel doppio autoritratto Mi specchio e mi rispecchio, con, ben percepibile, un dialogo tra solarità immediata e più inquieti palpiti notturni), in altri casi con ancor più sottili implicazioni. Penso, tra gli altri, a un dipinto particolarmente fascinoso come Che m’importa… se ho ali per volare!, in cui un altro autoritratto della pittrice, nuda e accoccolata entro uno spazio celeste indistinto senza che sia possibile scorgere il suo volto, pare racchiusa in se stessa nonché frenata nel suo possibile volo a causa di pernetti metallici infissi nel suo corpo: nella parte superiore dell’opera, la Lo Feudo ha però inserito il profilo di due ali, in parte realizzate grazie ad incavi nel supporto e in parte con elementi dipinti talvolta terminanti con delle piume. Benché il titolo di questo lavoro si presti ad una duplicità semantica, credo che la migliore interpretazione, naturalmente anche e soprattutto sulla base dell’immagine creata dalla pittrice, consista nel difficile rapporto tra il nostro fatale essere legati – quantomeno per forza di gravità – alla terra e il desiderio di poter spaziare nell’infinito.
A questo punto dell’analisi ritengo importante sottolineare il rilevante ruolo intellettuale e la notevole forza ispiratrice rivestiti, per Adele Lo Feudo, da una pittrice straordinaria come Frida Kahlo: proprio in tempi molto recenti, Adele ha compiuto un viaggio in terra messicana per renderle omaggio, ma l’amore per la geniale e sfortunata artista rimonta certamente indietro nel tempo. Da Frida sembrano quindi discendere opzioni stilistiche come la predilezione per le immagini doppie e le implicazioni esistenziali, capaci simultaneamente del tormento e del sogno, nonché un certo, sensibile grado di autobiografismo (tra le altre opere, in tal senso significative, dell’artista cosentina, citerei due dipinti del 2009 dal medesimo titolo, Il mio limite, in cui l’iride oculare assume una funzione di complesso e travagliato diaframma tra Sé e il mondo esterno). Naturalmente, con questo, non si intende affermare che la pittura della Lo Feudo sia semplicemente un calco della grandissima arte di Frida Kahlo, quanto sottolineare come quest’ultima sia stata e continui ad essere un punto di riferimento e di meditazione. Anche lo stesso iconismo di Frida sembra avere trovato spazio nella pittura di Adele, ma tale elemento formale appare essere una scelta con radici ancora precedenti, derivanti da quelle atmosfere neo-pop cui già si faceva cenno: a questo proposito pare utile ricordare alcune esperienze pittoriche di qualche anno fa, centrate su celebri icone di massa come, ad esempio, Moana Pozzi e la cantante italo-francese Dalida. Questa mostra perugina di Adele Lo Feudo va vista certamente come una tappa importante del suo cammino di artista, senz’altro aperto verso ulteriori traguardi ancora tutti da scoprire sia per lei stessa che per quanti vorranno soffermarsi ad ammirare i suoi lavori.

Emidio D. De Albentiis, Direttore Accademia Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia